In 25 anni di attività a Brasilia, l’Instituto Migrações e Direitos Humanos (IMDH) ha costruito un modello di accoglienza fondato sull’ascolto, sulla tutela dei diritti e sull’accompagnamento delle persone migranti e rifugiate verso percorsi di autonomia. Un lavoro quotidiano che prende forma nelle storie di chi, partendo da situazioni di forte vulnerabilità, ha potuto ricostruire dignità, stabilità e futuro.
Nana è arrivata in Brasile dalla Siria all’età di dodici anni, insieme alla sua famiglia, in fuga dalla guerra. Grazie al supporto dell’IMDH, ha potuto frequentare corsi di lingua, regolarizzare la propria posizione e sostenere il percorso di integrazione della madre. Nel tempo, le competenze e i saperi familiari sono diventati una risorsa: da qui è nata un’attività di cucina araba che ha rappresentato non solo un’opportunità economica, ma anche un ponte culturale con la comunità locale. Oggi Nana è farmacista e, durante la pandemia, ha scelto di restituire quanto ricevuto impegnandosi come volontaria.
Lucson, originario di Haiti, ha conosciuto fin da giovane la povertà e l’esclusione. Il percorso con l’IMDH gli ha permesso di ottenere i documenti necessari, accedere al lavoro e costruire una nuova stabilità. Dopo anni di impiego in diversi settori, nel 2024 ha ottenuto la cittadinanza brasiliana. Oggi è un punto di riferimento per altri connazionali appena arrivati, dimostrando come l’inclusione possa generare responsabilità condivisa e sostegno reciproco.
Rosa, madre venezuelana, è giunta a Brasilia nel 2018 in condizioni di estrema precarietà. Durante la pandemia ha ricevuto dall’IMDH un sostegno immediato, formazione digitale e accompagnamento all’autonomia abitativa. Questo percorso le ha permesso di trasformare il proprio lavoro artigianale in una piccola attività online, mentre i figli hanno potuto inserirsi regolarmente nel sistema scolastico. Oggi Rosa rappresenta un esempio concreto di resilienza e ripartenza.
Le storie di Nana, Lucson e Rosa raccontano l’essenza del lavoro dell’IMDH: la documentazione come strumento di dignità, l’educazione come base per l’inclusione, il lavoro come chiave per l’autonomia. Un approccio che riconosce le persone migranti non come beneficiari passivi, ma come protagonisti attivi dei propri percorsi.
I 25 anni dell’IMDH confermano il valore di una presenza costante sul territorio, capace di rispondere ai bisogni concreti delle persone e di costruire legami duraturi. Un impegno che continua a generare radici e rinascite, nel segno di un’accoglienza fondata sulla giustizia, sul rispetto e sulla dignità umana.
Vanessa Ponte
Thais Alpires
Ariadiny Lima
Instituto Migrações e Direitos Humanos (IMDH)
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