Mondo | Red Clamor chiede una governance migratoria fondata sulla dignità

Dal 4 all’8 maggio, a New York, si è svolto il secondo Forum di Revisione della Migrazione Internazionale. In questa occasione, Red Clamor, alla quale aderisce anche la Fondazione Scalabriniana, insieme a diverse organizzazioni cattoliche dell’America Latina e dei Caraibi, ha presentato una dichiarazione congiunta per chiedere politiche migratorie capaci di mettere al centro la dignità delle persone migranti.

La dichiarazione nasce in risposta all’inasprimento delle misure migratorie nella regione e alle molteplici violazioni dei diritti che colpiscono le persone in mobilità umana. Partendo dall’accompagnamento quotidiano delle persone migranti, le organizzazioni hanno denunciato il persistente divario tra gli impegni assunti dagli Stati e le condizioni reali che migliaia di migranti affrontano, ribadendo che “la dignità umana non è negoziabile”.

Nel loro messaggio, le organizzazioni evidenziano come le politiche di “controllo, contenimento, securitizzazione ed esternalizzazione delle frontiere” non abbiano ridotto la migrazione, ma abbiano invece aumentato i rischi per le persone migranti. È stata inoltre espressa forte preoccupazione per la crescente normalizzazione di contesti di violenza e disumanizzazione, che colpiscono in particolare donne, bambine, bambini e adolescenti.

Attraverso la propria adesione a RedClamor, la Fondazione Scalabriniana porta in questo spazio di confronto internazionale la propria esperienza di prossimità, accoglienza e protezione, contribuendo a dare voce alle persone migranti e a sostenere una visione della mobilità umana fondata sui diritti, sulla giustizia e sulla dignità.

Denuncia di deportazioni e criminalizzazione

Le organizzazioni firmatarie richiamano l’attenzione sull’impatto umanitario delle politiche migratorie restrittive, che si manifesta in separazioni familiari, rimpatri privi di condizioni dignitose e rischi crescenti per bambine, bambini e adolescenti. Viene inoltre criticata la diffusione di narrazioni che criminalizzano la migrazione e alimentano l’aporofobia nella regione.

“Il Forum di Revisione della Migrazione Internazionale 2026 non può limitarsi a una valutazione tecnica”, afferma il messaggio, sottolineando che la credibilità di questo spazio dipenderà dalla volontà degli Stati di tradurre i propri impegni in miglioramenti concreti per le persone migranti.

Da una prospettiva ispirata alla Dottrina Sociale della Chiesa, il comunicato ribadisce che “nessuno può essere scartato” e richiama l’invito di Papa Francesco ad “accogliere, proteggere, promuovere e integrare” le persone in mobilità umana. Vengono inoltre richiamate le recenti riflessioni di Papa Leone XIV sulla necessità di affrontare le strutture di esclusione e di promuovere alternative che rendano più umana la governance migratoria.

Appello per politiche migratorie basate sui diritti

Tra le principali richieste, la dichiarazione invita gli Stati ad adottare politiche migratorie fondate sui diritti umani, che includano l’accesso a canali regolari di migrazione, il rispetto del diritto d’asilo e rimpatri effettuati in modo sicuro e volontario. Si chiede inoltre un aumento delle risorse destinate alle politiche di protezione e inclusione sociale.

Tra i firmatari figurano reti e istituzioni impegnate nell’accompagnamento di persone migranti e rifugiate, tra cui Red Clamor, Cáritas Internationalis, Cáritas America Latina e Caraibi, il Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati per l’America Latina e i Caraibi, la Rete Gesuita con i Migranti, Franciscans International, VIVAT International e diverse istituzioni umanitarie della regione.

Il messaggio si conclude esortando gli Stati e la comunità internazionale a “costruire ponti e abbattere muri”, ponendo davvero la dignità umana al centro di ogni politica migratoria.

Comunicato International Migration Review Forum (IMRF) 2026 | Examen de la Migración Internacional (FEMI) 2026:

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