Mondo | ONU, il nuovo rapporto sulla governance migratoria richiama gli Stati a più trasparenza e tutela dei diritti

Il nuovo rapporto del Relatore Speciale ONU sui diritti umani dei migranti, Gehad Madi, richiama con forza i rischi crescenti legati alla cosiddetta externalizzazione della governance migratoria. Il documento analizza pratiche sempre più diffuse con cui gli Stati spostano fuori dai propri confini funzioni legate ad asilo, controllo delle frontiere e rimpatri, evidenziando le conseguenze che queste scelte possono avere sui diritti delle persone migranti.

Secondo il rapporto, le nuove tendenze si articolano soprattutto in tre direzioni: la prevenzione dell’arrivo, la gestione extraterritoriale delle domande di asilo e l’espulsione verso Paesi terzi. In tutti questi casi, avverte il Relatore Speciale, aumentano i rischi di respingimenti, detenzione arbitraria, violazioni del principio di non-refoulement e trasferimento delle responsabilità verso Stati che spesso non dispongono di garanzie sufficienti.

Il testo dedica attenzione particolare all’impatto su gruppi in situazione di maggiore vulnerabilità, tra cui bambini, donne e persone esposte a forme multiple di discriminazione. L’externalizzazione, sottolinea il rapporto, può favorire separazioni familiari, violenze di genere, profili razziali discriminatori e un uso crescente di tecnologie di sorveglianza che sollevano seri interrogativi sul rispetto della privacy e della protezione dei dati personali.

Nelle conclusioni, il Relatore Speciale invita gli Stati ad abbandonare il ricorso generalizzato ai concetti di “Paese sicuro” e a rafforzare invece l’accesso effettivo alla protezione internazionale, le vie regolari di ingresso e soggiorno, le valutazioni d’impatto sui diritti umani e i meccanismi indipendenti di vigilanza e reclamo. Il documento chiede inoltre maggiore protezione per la società civile e per i difensori dei diritti umani che operano nei contesti di frontiera.

La Fondazione Scalabriniana ha partecipato all’elaborazione di questo rapporto insieme a numerose organizzazioni della società civile, portando il proprio contributo di esperienza, ascolto e lavoro sul campo. Un riconoscimento importante del valore delle reti che ogni giorno accompagnano persone migranti e rifugiate e che contribuiscono a leggere la realtà con uno sguardo concreto e condiviso.

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