Italia | Roma | Il mio anno di Servizio Civile con la Fondazione Scalabriniana

È stato un anno sorprendentemente straordinario, iniziato quasi per caso e diventato un’esperienza che mi ha segnato in modo indelebile. Il progetto “Missione Giubileo 2025: Pace, Giustizia e Dialogo” ha portato me e altri otto giovani a dedicare dodici mesi al servizio tra Giubileo, volontariato e mondo migrante, intrecciando formazione, impegno quotidiano e incontri che non dimenticherò.

Il Servizio Civile Universale è un’opportunità per i giovani tra i 18 e i 28 anni di dedicare un anno a progetti di solidarietà, cittadinanza attiva e difesa non armata della Patria. Nel nostro caso ha significato lavorare in rete con Focsiv, Engim, ComSol, ASCS e Fondazione Scalabriniana, partecipando a eventi come la Giornata del Volontariato, il Giubileo dei Giovani, la Festa dei Popoli e i percorsi formativi per i volontari in partenza per l’estero. Accanto alle grandi occasioni pubbliche c’è stato un lavoro quotidiano fatto di accoglienza, ascolto e organizzazione.

Il cuore del mio servizio è stato l’incontro con persone e luoghi concreti. Prima nella casa-famiglia “Chaire Gynai – Benvenuta Donna”, dove abbiamo accompagnato donne migranti e bambini in un momento delicato della loro vita, poi nella sede centrale della Fondazione Scalabriniana, seguendo la comunicazione del progetto Giubileo e i social, e infine nel centro migranti di Via Alba con ASSMI, tra lezioni di italiano, supporto amministrativo e vita di comunità. Ogni passaggio ha comportato cambiamenti, chiusure dolorose e nuove ripartenze, ma sempre con al centro le persone.

Fondamentali sono state le relazioni: con le Suore Scalabriniane e i referenti della Fondazione che ci hanno guidato e sostenuto, e con i compagni di servizio con cui siamo diventati un gruppo affiatato. Le formazioni a Catania e Roma, le giornate condivise al Circo Massimo per il Giubileo dei Giovani, le riunioni in Focsiv e gli incontri nelle case scalabriniane sono stati laboratori di amicizia, confronto e crescita. Ci siamo conosciuti come estranei e ci siamo salutati come una piccola famiglia.

Questo anno mi ha permesso di scoprire la realtà scalabriniana in profondità: la storia, le missioni nel mondo, lo stile di servizio accanto ai migranti. Ho potuto mettere alla prova competenze che amavo già, come l’insegnamento dell’italiano e la comunicazione, e allo stesso tempo ho imparato a stare dentro contesti internazionali, dall’ONU alla FAO, fino alle comunità locali che animano Roma e le sue periferie. È stato un continuo esercizio di responsabilità, creatività e lavoro di squadra.

Ora che il percorso di Servizio Civile si è concluso, resto con la sensazione che non si chiuda davvero nulla, ma che finisca solo il primo atto. Restano i volti, le storie, la consapevolezza che un anno di servizio può cambiare lo sguardo sul mondo e su sé stessi. Per me il dono più grande è aver capito che costruire qualcosa di più giusto e accogliente, giorno dopo giorno, è possibile, soprattutto quando lo si fa insieme.

Isabella Luzzi
Fondazione Scalabriniana
Volontaria di Servizio Civile Universale

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