Brasile | San Paolo | Distanza, preoccupazione e speranza per il Venezuela

Le notizie che arrivano dal Venezuela continuano a generare incertezza e preoccupazione, soprattutto per chi vive lontano dal proprio Paese e porta con sé il peso di una crisi che dura da anni. Per molte famiglie venezuelane all’estero, ogni nuovo evento riapre ferite mai rimarginate. È il caso di Andreína, oggi residente a San Paolo.

Da oltre due anni Andreína è accolta e sostenuta dalla Casa Madre Assunta Marchetti delle Suore Missionarie Scalabriniane.  «Vivo qui in Brasile, ma il pensiero è sempre rivolto alla mia famiglia in Venezuela. Fa male vedere quanto la gente continui a soffrire, soprattutto per il cibo, la salute e i soldi. Anche da lontano, quella realtà si sente molto vicina, perché lavoriamo ogni giorno per aiutare chi è rimasto là».

La vita in Brasile richiede adattamento e perseveranza. Vivere un percorso migratorio significa fare i conti con la distanza, con la lingua, con la cultura e con un senso costante di sradicamento. «Non è facile vivere lontano dal proprio Paese. Si sente la mancanza della terra, della famiglia, del nostro accento. A volte anche parlare costa fatica. Ma si va avanti, con volontà, dando tutto se stessi».

A sostenerla sono la famiglia e la fede. «La forza mi viene dalla mia famiglia e dalla mia fede in Dio. A chi vive situazioni simili dico di non arrendersi: con impegno, fiducia e costanza si può andare avanti. La distanza dalla nostra terra e dalla nostra famiglia non dovrebbe essere un impedimento».

Prima della migrazione, Andreína svolgeva un’attività professionale in Venezuela. Oggi, pur seguendo un percorso diverso, continua a costruire integrazione e stabilità per la propria famiglia: i figli sono inseriti positivamente nel percorso scolastico e il nucleo familiare ha avviato un cammino di autonomia e radicamento nel territorio.

Abbiamo scelto di raccontare una storia di resilienza e riscatto, ma non possiamo ignorare il contesto più ampio in cui queste esperienze si collocano. Le persistenti violazioni dei diritti umani, l’indebolimento dello stato di diritto e le pressioni economiche e politiche che colpiscono diversi Paesi dell’America Latina continuano a limitare il diritto dei popoli all’autodeterminazione e ad aggravare le condizioni di vita delle persone più vulnerabili. Queste dinamiche rendono i percorsi migratori sempre più pericolosi e alimentano situazioni di violenza, insicurezza e sfruttamento per chi è costretto a lasciare il proprio Paese.

Raccontare una storia pacifica e di integrazione non significa tacere la sofferenza di tante persone in movimento oggi in transito. Al contrario, significa riaffermare con forza la necessità di protezione, giustizia e rispetto dei diritti fondamentali per tutte e tutti. La distanza non spezza i legami, né la speranza.

Cristopher Montenegro

Fondazione Scalabriniana

Ufficio Comunicazione

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